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Vitrociset firma il contratto per il Remote Handling del reattore a fusione nucleare ITER

Roma, 24 luglio 2018. Partecipando a una competizione aperta su scala mondiale, Vitrociset è stata selezionata tra i principali gruppi industriali, che lavorano nei sistemi di controllo e di robotica, per fornire il Remote Handling Supervisory Control System per il reattore ITER. Oggetto del contratto sarà la progettazione, lo sviluppo, l'integrazione e la messa in servizio del sistema dedicato all'interfaccia di tutte le apparecchiature Remote Handling, al fine di assicurare la comunicazione in tempo reale con il sistema di Controllo Centrale (CODAC), nonché con i sistemi di protezione delle macchine (CIS) e del personale (Central Safety Systems - CIS)

Contando sull’esperienza consolidata per la realizzazione di sistemi di comando e controllo, sia in ambito spaziale sia difesa, nonché sullo specifico background acquisito, lavorando in ITER dal 2012 nei Sistemi di Controllo e dal 2016 anche per lo sviluppo di Sistemi Diagnostici, Vitrociset assicurerà la massima qualità e affidabilità sulla gestione del progetto, utilizzando il qualificato lavoro dei reparti di ingegneria e sviluppo SW dell'Azienda.

L’assegnazione di questo contratto da parte di ITER Organization,” afferma L’Amministratore Delegato di Vitrociset, Paolo Solferino, “rafforza il significativo ruolo che l’Azienda ha assunto nel contesto internazionale di progetti in ambito Big Science. Grazie alla decennale esperienza nel settore Spazio “continua Solferino “e grazie alle sue capacità nella gestione di sistemi critici e nello sviluppo di sistemi di Comando e Controllo, l’Azienda è infatti da tempo coinvolta nel supportare l'implementazione di grandi strutture di sperimentazione fisica, fornendo sistemi altamente specializzati, servizi di ingegneria e sviluppo di soluzioni ad hoc, basate sulle tecnologie più avanzate”.

La fusione nucleare è uno dei sogni dell'umanità: potrebbe darci energia in enormi quantità da un elemento, l'idrogeno, molto abbondante nell'Universo. Non ha sottoprodotti che alterano l'ambiente e le scorie radioattive sono quasi irrilevanti rispetto alla fissione nucleare e si trasformano in materiale inerte in tempi brevi, nell'ordine di qualche decina di anni. Non ultimo, non c'è rischio di esplosioni o altri incidenti nucleari come quelli di Three Mile Island e di Chernobyl. Una delle strade scelte per raggiungere lo scopo, quella che al momento sembra la più realistica, è ITER, acronimo di International Thermonuclear Experimental Reactor, dove in una macchina che si è evoluta da un progetto del 1950, il Tokamak, viene tenuto in sospensione magnetica il plasma (il materiale a elevatissime temperature) al fine di fondere gli atomi di idrogeno e produrre energia.

Il sistema di Remote Handling (RH) ricopre un ruolo fondamentale nell’ambito del Tokamak di ITER. Dopo l’avvio delle operazioni, con la generazione del primo plasma, sarà impossibile apportare modifiche, condurre ispezioni o riparare i componenti del Tokamak nelle aree attivate, se non tramite i componenti robotizzati che costituiscono il Remote Handling. Saranno necessarie tecniche di gestione remota molto affidabili e robuste, per riparare o sostituire componenti con peso fino a 50 tonnellate. L'affidabilità di queste tecniche influenzerà anche la durata delle fasi di spegnimento della macchina e quindi inciderà significativamente sulle operazioni e sui costi ad esse associati.

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