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Stazione spaziale cinese: rientro nell’atmosfera terrestre

Nelle ultime settimane non si è fatto che parlare della stazione spaziale cinese Tiangong-1 e del suo rientro nell’atmosfera terrestre.

La stazione spaziale cinese Tiangong-1 ha concluso la sua caduta nell’Oceano Pacifico alle ore 00.16 UTC (02.16 ora italiana) del 2 aprile 2018. Tiangong-1 si è disintegrata quasi completamente attraversando l’atmosfera: i frammenti sono caduti nel sud dell’Oceano Pacifico.

La notizia è stata data dall’agenzia stampa cinese Xinhua e confermata dall’esercito statunitense.

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Stazione Spaziale cinese: Programma Spaziale Cinese

Il Programma spaziale cinese inizia nel 1956, per venire incontro alle esigenze della difesa nazionale. Tra gli obiettivi iniziali del programma: lo sviluppo dell'aviazione cinese, la necessità di missili guidati, razzi e sistemi di difesa missilistica.

L'interesse per le missioni spaziali con personale umano si concretizza nel 2003, con la missione Shenzhou 5, proclamando la Cina come il terzo paese ad inviare un uomo nello spazio. Il programma è ora diretto dall'Agenzia Spaziale Cinese.

Nel 2011 viene lanciata Tiangong-1, la prima stazione messa in orbita dall’Agenzia spaziale cinese.

Tiangong-1

tiangong-1

Tiangong-1 è stato il primo laboratorio orbitale cinese lanciato nello spazio, utilizzato come base per esperimenti e attracco delle varie navette Shenzhou. Faceva parte del Programma Tiangong che mira a portare nello spazio una stazione orbitante da 20 tonnellate (su modello della Mir) entro il 2022.

La Tiangong-1 poteva essere paragonata a un satellite con due cilindri di diverse dimensioni, collegati tra loro da un tronco di cono. Aveva una lunghezza di 10,4, un’altezza massima di circa 3,5 m, ed un peso di poco più di 8 tonnellate.

Il lancio della stazione spaziale cinese è avvenuto il 29 settembre 2011 col missile Long March 2F/G e avrebbe dovuto terminare la sua missione nel 2013 ma la sua attività si è protratta fino a marzo 2016, quando è stata ufficializzata la fine del suo servizio con la perdita del collegamento telemetrico.

In quello stesso anno l’agenzia spaziale cinese ha messo in orbita la sua seconda stazione spaziale, la Tiangong-2.

Nel complesso Tiangong-1 è servita per testare le tecnologie in vista della stazione spaziale più grande, ancora in fase di progettazione.

Il rientro della stazione spaziale cinese

La stazione spaziale è rientrata sulla Terra. Il rientro era previsto fra il 31 marzo e il 2 aprile. Il satellite è stato costantemente monitorato per il rischio che alcuni dei suoi frammenti potessero sopravvivere all'impatto con l'atmosfera e precipitare sul nostro Pianeta.  

Anche l’Italia poteva essere interessata dalla caduta di detriti.

Tuttavia, i detriti non erano l'unico potenziale danno che avrebbe potuto causare il satellite. Tiangong-1 conteneva un combustibile per missili noto come idrazina che poteva causare danni al fegato e ai nervi.

Secondo le stime dell’Agenzia Spaziale Europea, la probabilità di essere colpiti da un frammento della Tiangong-1 era 10 milioni di volte inferiore rispetto a quella annua di essere colpiti da un fulmine.

Il ruolo di Vitrociset 

All’attività di monitoraggio della Tiangong partecipava anche Vitrociset che da due mesi supportava la fase di studio, in particolare per le caratteristiche dei sensori radar per il tracking del rientro della stazione cinese.

Questi radar erano particolarmente adatti a seguire la traiettoria della Tiangong:

  • MFDR-MR: sensore di tracciamento monostatico;
  • BIRALES: sensore di sorveglianza radar bistatico.

L’utilizzo di questi radar rientra nel programma Space Surveillance and Tracking (SST), per la sorveglianza e riconoscimento di oggetti, anche di piccole dimensioni come nanosatelliti o detriti spaziali, alle basse orbite di rotazione intorno alla terra.

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